AI Slop
Qualche settimana fa, sono stata contattata da un mio cliente perché aveva bisogno degli accessi amministrativi al sito che ho realizzato per loro, per darli a una società esterna che si occuperà di SEO. Fin qui tutto bene.
Chiedo di vedere il documento con i lavori che intendono fare, prima di consegnare “le chiavi” del sito.
Il documento arriva.
Spoiler: è un piccolo capolavoro di “workslop” (stai con me, ti spiego dopo cosa vuol dire).
L’AI che lo ha generato non ha compreso su che piattaforma gira il sito e ha consigliato plugin sbagliati. Ha “allucinato” voci di menu e pagine che sul sito non ci sono mai state. Ha costruito un piano SEO dettagliatissimo per un sito che ha ben poco a che vedere con quello reale.
Cosa mi ha colpito? Che nessuno avesse controllato il documento prima di mandarmelo.
Questo fenomeno è più comune di quel che si crede (stando a una ricerca di Stanford Social Media Lab e BetterUp, su 1150 impiegati full-time in svariati settori, il 40% dice di aver ricevuto lavoro fatto approssimativamente con AI nel mese precedente, per un totale di circa il 15% del contenuto che ricevono sul lavoro) e viene definito AI slop o workslop.
Cos’è l’AI slop
Nel maggio 2024, lo sviluppatore Simon Willison ha reso popolare il termine “slop” per indicare i contenuti AI generati senza cura, senza revisione, e consegnati a qualcuno: ”*Non tutto il contenuto generato dall’AI è slop. Ma se è prodotto meccanicamente e imposto a qualcuno che non lo ha chiesto, slop è il termine perfetto.*”
Nel 2025, Merriam-Webster ha eletto “slop” a parola dell’anno, definendola ufficialmente come “*contenuto digitale di bassa qualità, tipicamente prodotto in massa tramite AI*”.
Sebbene alcune persone usino l’AI per rifinire lavori già buoni, altre la usano per creare contenuti che in realtà sono inutili, incompleti o a cui manca il contesto del progetto a cui si sta lavorando. L’effetto è che il peso del lavoro si sposta verso il ricevente, che deve interpretare, correggere e rifare il lavoro. In altre parole, lo sforzo si sposta dal creatore al ricevente.
Se ci sei passato, potresti ricordare la sensazione di confusione e frustrazione che genera un lavoro fatto così.
Ma attenzione: non è un problema di tecnologia. Se mi seguite, sapete bene quanto apprezzi l’AI, sapendo che può produrre lavoro eccellente. Il problema c’è quando si usa l’intelligenza artificiale per eliminare il pensiero e il ragionamento, invece che per amplificarlo.
L’azienda SEO di questa storia non ha usato l’AI per lavorare meglio. L’ha usata per non lavorare affatto, sperando che nessuno se ne accorgesse.
Quindi, ho chiamato il mio cliente per spiegargli la situazione. Grazie alla reciproca fiducia, abbiamo deciso che la cosa migliore fosse che io supervisionassi le operazioni SEO occupandomi di tutte le modifiche del sito. In effetti, sto ancora aspettando che la società responsabile mi invii delle correzioni che ho richiesto…
Perché è un problema che ti riguarda da vicino
Magari starai pensando: ”*Io non produco contenuti AI a caso, questa storia non mi riguarda.*”
Invece ti riguarda.
Ti riguarda come cliente, perché sempre più spesso si comprano servizi come consulenze, testi, analisi o report che sono di fatto AI slop. Non perché il fornitore sia disonesto per natura, ma perché la pressione a fare di più e più in fretta porta a tagliare il controllo umano. E il controllo delle persone esperte è esattamente quello che trasforma l’output di un’AI in qualcosa di utile.
Ti riguarda come azienda che usa l’AI. Se il tuo team genera report, email, documenti o analisi con strumenti AI senza una fase strutturata di verifica, stai probabilmente già producendo slop, che viene distribuito tra i tuoi dipendenti, il tuo management, i tuoi clienti o i tuoi fornitori.
Quanto è diffuso questo fenomeno? La ricerca di BetterUp Labs e Stanford Social Media Lab che citavo prima, (HBR), settembre 2025) ha rilevato che il 40% delle persone ha ricevuto AI slop dal proprio team nell’ultimo mese. E ogni singolo episodio costa ore di lavoro a chi lo riceve, tra capire cosa c’è scritto, correggere gli errori e rifare il lavoro.
Il dato più interessante però è un altro: chi riceve AI slop da un collega lo giudica, da quel momento in poi, meno creativo, meno affidabile e meno intelligente. Non è solo un problema di produttività ma anche di reputazione professionale. E lo stesso vale nel rapporto cliente-fornitore.
La differenza tra un uso professionale dell’AI e l’AI slop non è lo strumento: è la presenza (o l’assenza) di un occhio umano competente che ne controlli l’output.
Faccio mie le parole di Simon Willison: ”Sono felice di usare l’AI generativa per svariati scopi, ma non intendo usarla per produrre contenuti scadenti. Metto in gioco la mia credibilità e il mio nome in tutto ciò che pubblico.”
Quanto ti costa mandare un documento AI non controllato? Lo scopri nella sezione riservata agli abbonati della mia newsletter.